Blog — 24 Maggio 2012

http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2012/05/24/news/i-geologi-e-il-mistero-delle-scosse-cosi-forti-1.5149496

I geologi e il mistero delle scosse così forti

«I fiumi sono il risultato in superficie dei movimenti sotterranei Con la rete di 30 sensori capiremo cosa è avvenuto nel sottosuolo»
di Marco Amendola

Controllano gli spostamenti della terra e la conformazione del territorio. Sono i tecnici e i ricercatori dell’INGV (Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia). Stanno arrivando da tutta Italia nella zona dove si è verificato il sisma per installare i rilevatori che permetteranno di monitorare e raccogliere dati sul terremoto per analizzare le caratteristiche del sottosuolo.
«Ne abbiamo installati 15 e ne installeremo altrettanti nei prossimi giorni» spiega Giovanna Cultrera dell’INGV, mentre insieme a una sua collega percorre con passo veloce il perimetro delle scuole medie “G. Pascoli” raggiungendo gli altri colleghi riuniti per analizzare alcune mappe insieme a Doriano Castaldini, professore presso il Dipartimento Scienze della Terra dell’Università di Modena.
«Dopo il terremoto siamo venuti a studiare il modo in cui le onde sismiche si sono propagate sotto terra e come hanno provocato lo scuotimento che poi è stato avvertito in superficie», spiega Riccardo Azzara, ricercatore da 20 anni per l’INGV dell’Osservatorio Sismologico di Arezzo. «Il nostro obbiettivo – aggiunge – è quello di capire perché il sisma è stato più rilevante e dannoso in una zona piuttosto che in un’altra. Studiamo gli “effetti di sito” perché a seconda delle strutture che troviamo sulla superficie, l’effetto delle onde sismiche può essere più o meno amplificato, e può produrre movimenti molto forti verso determinate direzioni, e questo può avvenire a distanze abbastanza brevi o per chilometri». La caratteristica del territorio infatti può aver delimitato gli effetti del terremoto in alcune aree.
«Installeremo altri strumenti per comprendere meglio quanto successo – continua Azzara – Questa è una zona dove ci sono forti spessori di terreni sedimentari, e questa situazione può produrre amplificazione di alcune onde sismiche quando vengono propagate. Questo può portare a spostamenti molto forti. Vogliamo comprendere come gli spessori di questi sedimenti poco uniformi si distribuiscono nel sottosuolo per capire poi quello che succede in superficie quando la scossa arriva ad essere avvertita».
Giovanna Cultrera, dell’INGV di Roma, aggiunge: «Siamo arrivati per installare dei sensori sismici per verificare come si modifica il movimento a seconda del sottosuolo circostante. I nostri colleghi della Rete Mobile sono partiti due ore dopo il sisma, già la domenica mattina, e hanno installato delle stazioni simili alle nostre per localizzare meglio i terremoti successivi. Il nostro è un lavoro che ci porta ad essere sempre in giro per l’Italia, sia in emergenza che nella normalità».
I tecnici dell’INGV verificano sulle mappe i percorsi di Secchia, Panaro e Po e prendono in considerazione tutti i cambiamenti del territorio avvenuti negli ultimi cinque secoli. A illustrare le caratteristiche il professore Doriano Castaldini.
«Ho illustrato ai tecnici INGV la situazione geologica del sottosuolo e geomorfologica di superficie del nostro territorio – spiega – Il terremoto è stato generato da una struttura delle “pieghe ferraresi” e queste nel passato hanno condizionato anche l’idrografia della zona, con gli spostamenti dei fiumi che attraversano la provincia di Modena. Le “pieghe ferraresi” sono delle rocce piegate e fagliate, ossia rotte, che appartengono dal punto di vista geologico all’Appennino, che però andando verso la valle Padana sono sepolte dai sedimenti depositati dai fiumi, mentre risalendo a monte, dietro Vignola e Sassuolo, emergono e danno luogo a rilievi. Queste strutture sono notoriamente attive e generano terremoti che sono un fenomeno del tutto naturale, anche se l’evento di domenica scorsa è stato effettivamente di una magnitudo mai registrata in queste zone».
Una parte dei tecnici INGV si sposta nel campo sportivo, per documentare il fenomeno dei vulcanelli di sabbia spuntati nel campo di calcio. «Questo è un fenomeno dovuto alle liquefazione -spiega Castaldini. Con magnitudo 6 lo scuotimento del suolo dovuto alle onde sismiche ha portato in superficie la falda idrica del sottosuolo e ha trascinato con se i sedimenti sabbiosi che abbiamo riscontrato anche nella zona del ferrarese, tra Sant’Agostino, San Carlo e Mirabello». http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2012/05/24/news/i-geologi-e-il-mistero-delle-scosse-cosi-forti-1.5149496

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