News — 08 Marzo 2012
ElioPagliarani, foto di Nadia Cavalera (1992)
Da un’intervista inedita, a cura di Nadia Cavalera (1992)

[…]
Com’è nato il Gruppo 63? Il suo nome è dovuto a Valerio Riva, come lui dice?
Non è vero niente. Certo, io non ho le prove sicure, ma so che il povero Filippini e Riva dieci anni dopo, dicevano che lo avevano inventato loro. lo stavo già a Roma e quello che so io è questo qui. Il barone Francesco Aniello dirigeva da due, tre anni un festival di musica contemporanea a Palermo, un festival molto apprezzato e che poi diventò il secondo d’Europa dopo Amsterdam . Però Aniello aveva contro tutta Palermo, sia l’establishment vagamente culturale, sia purtroppo anche gli orchestrali i quali si rifiutavano di dirigere
Aniello stava mettendo su un festival di livello internazionale ed era isolato, senza sussidi, allora tra i gruppi dei musicisti qualcuno pensò di invitare anche gli scrittori, i pittori per avere più consenso, più gente. Un musicista, Luigi Nono, bravo e ammanigliato, si rivolse a Nanni Balestrini e disse perché non venite anche voi a Palermo, a fare il festival musicale d’avanguardia? Questo per me pare fu I’inizio della faccenda. Balestrini ne parlò con Giuliani, con me, con Sanguineti, con  i novissimi insomma….
anche qui ci sono delle storie tanto belle. Eh……
Sui Novissimi?
Si ma dopo, a fra poco. E allora … avevamo bisogno di un nome e poiché  Giuliani era già in rapporto con qualcuno del Gruppo 47 in Germania… sapevamo che c’era questo gruppo…di qui l’idea di Gruppo 63.  Io ne sentii parlare la prima volta da Giuliani, che conosceva bene il tedesco… anch’io ma meno.
Può precisare meglio l’origine?
A me fu detto siamo nel ’63 e come quelli si sono chiamati 47 perché si erano formati in quell’anno, così noi ci chiamiamo Gruppo 63. Me lo disse Giuliani. Non so esattamente la storia del nome, può darsi che Filippini, che era specialista di tedesco, abbia dato qualche spunto,  insomma non posso escluderlo
Fu dunque una sigla per presentarsi ad un festival?
Certo, è verissimo.  Era già uscito il libro sui Novissimi che aveva provocato un certo choc e sulla base di quello si fecero degli inviti, alcuni furono anche casuali fatti ad amici, e che poi non c’entravano con l’operazione culturale che avremmo portato avanti e che era sottolineata da Giuliani in 4 punti (io sono d’accordo su tre e già lo dissi nel 1962), ma ci sono dei canoni precisi come quello dell’oggettività contro I’ipersoggettivismo.
Qual è il punto sul quale non si trova d’accordo?
È quello che poiché il mondo è schizofrenico anche la scrittura non può che essere schizofrenica. Questo è un rovesciamento della teoria del rispecchiamento naturalistico e quindi … è un punto non secondario perché coinvolge praticamente la possibilità di comunicazione. Quella tendenza andò avanti un po’ di anni, con la vittoria della pittura astratta e quindi totale rottura di ogni canone e la parola in totale libertà. Su questo non ero d’accordo dall’inizio, pur sempre in minoranza.
Ma torniamo a quel primo appuntamento del ’63. Andavamo a stabilire contatti dai musicisti, alcuni dei quali conoscevamo e stimavamo. Ricevemmo poi da Palermo un invito, molto simpatico. La Feltrinelli pagò il viaggio ai suoi autori, io allora non lo ero e mi pagai il viaggio da solo, come parecchi altri suppongo.
Con quale lavoro  si presentò?
Ci avevano dato da allestire qualche lavoro teatrale, e questo ci piacque molto perché era nei nostri principi teorici del linguaggio.
Io le consideravo una verifica del nostro linguaggio le possibilità teatrali.[…]

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