Blog — 27 Giugno 2012

http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2012/06/27/news/il-papa-scalda-il-cuore-della-bassa-e-prega-in-memoria-di-don-ivan-1.5325202

Il Papa scalda il cuore della Bassa e prega in memoria di don Ivan

Benedetto XVI ha reso omaggio alle popolazioni colpite dal terremoto e si è soffermato davanti alla parrocchia di Santa Caterina di Alessandria dove è morto il sacerdote: «Dio è con tutti voi»
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ROVERETO. La luce della speranza e della fede dopo il buio dell’ultimo mese. L’arrivo di Benedetto XVI ha scaldato i cuori dei 2500 presenti che hanno scelto di offrirsi al Papa per cercare serenità nella Bassa ferita. Doveva essere una visita quasi familiare, così l’aveva descritta monsignor Cavina e la ristretta cerchia di fedeli che ha raggiunto Rovereto ha senza dubbio agevolato un incontro semplice, senza particolari sfarzi, dove il Santo Padre si è lasciato abbracciare dalla gente. Certo, la macchina organizzativa è sempre imponente, ma per un giorno la distanza tra il Vaticano e il popolo è apparsa meno netta, quasi annullata. Gli uomini della sicurezza hanno vigilato con attenzione, ma sembrava che su Rovereto si fosse posata un’aurea di pace e di fratellanza che mancava da tempo.
Mancava da quel 29 maggio, quando don Ivan Martini, parroco del piccolo paesino alle porte di Carpi, pagò con la vita l’immensa voglia di mettere in salvo la Madonnina rimasta nella chiesa già pericolante. E proprio per rendere omaggio al sacrificio del parroco il Papa ha scelto Rovereto per la sua visita nella Bassa. Una Rovereto che porta ancora tangibili i segni della distruzione, dove il tempo sembra essersi fermato e le macerie hanno preso il posto della laboriosità cittadina.
Ed eccolo allora il Santo Padre fermarsi – dopo essere giunto in elicottero a San Marino poco dopo le 10.15 – davanti alla chiesa di Santa Caterina, in piena zona rossa.
Vorrebbe avvicinarsi Benedetto XVI alla Madonnina, ma qualcuno lo sconsiglia: troppo pericoloso salire i tre gradini che lo separano dalla statua e dallo striscione dove lui e don Ivan si sovrappongono.
E allora, dopo essere sceso da un furgone della protezione civile, Papa Ratzinger si avvicina alle telecamere: «Dio vi benedica e vi aiuti», dice sorridendo.
Poi arriva il momento più atteso, quella della preghiera in ricordo di don Ivan. Il Santo Padre gira la testa verso il suo seguito, sembra quasi chiedere un attimo di silenzio assoluto per stringersi al suo don e a tutta la comunità roveretana. Per pochi istanti in tutta la zona rossa si sentono distintamente soltanto i “clic” dei fotografi, ma un alito di vento porta la preghiera di Benedetto XVI ad una decina di metri di distanza. Il Papa recita il Padre Nostro, accompagnato dai cardinali che lo seguono e poi l’Ave Maria. Lo sguardo è fisso verso la Madonnina, ma è uno sguardo commosso, quasi spento e sopraffatto dal dolore per un dramma impossibile da spiegare. Joseph Ratzinger si chiude in se stesso pochi istanti, fino a quando il rombo della jeep scoperta, che lo accompagnerà nel breve tragitto tra i fedeli festani, lo riporta alla cruda realtà.
È il momento di andare, non prima però di aver ricevuto una lettera consegnata da una delegazione di roveretani composta da Milva Marri e Rosanna Caffini. Con loro c’è Salvatore Catozzi, fratello adottivo di don Ivan. Catozzi consegna al Santo Padre un santino e il Papa contraccambia con poche, ma significative battute:«Lo terrò caro, pregherò per don Ivan».
Il protocollo impone di rispettare i tempi, Benedetto XVI sale sulla “papamobile”. Non c’è il solito vetro anti-proiettile che solitamente lo protegge quando si appresta a sfilare tra ali di fedeli. Potrebbe sembrare un dettaglio sciocco, ma è la dimostrazione palese dello spirito che si è voluto conferire alla giornata. Qui non ci sono potenziali pericoli, gli unici arrivano da una terra che continua a tremare – così come avvenne con il Dalai Lama le scosse si sono placate durante la visita – e che non lascia tranquilli gli abitanti della Bassa. Qui c’è la chiara e netta volontà di far sentire la vicinanza della chiesa alle popolazioni ancora sconvolte. Quando il Papa siede sulla poltrona rubino la vicinanza è addirittura palpabile: i fedeli sono lì, a pochissimi metri. Tra canti e applausi l’unione è saldata in modo inscindibile, suggellata dai tanti doni che vengono offerti al Papa da una cinquantina di fedeli che sfilano davanti al gazebo. La memoria di don Ivan è viva, il ricordo sarà affidato alla statua della Madonna che lui ha salvato.

27 giugno 2012

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