Blog — 27 Maggio 2012

http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2012/05/27/news/spaccature-e-vulcanelli-l-epicentro-e-qui-1.5159910

Il terremoto nella Bassa modenese. Spaccature e vulcanelli «L’epicentro è qui»

Il team dell’Ingv lo ha individuato in località Fruttarola di Massa Finalese A guidare i tecnici è Doriano Castaldini, geomorfologo modenese

di Marco Amendola

Il paesaggio è quello della Pianura Padana emiliana, con lunghe distese di campi coltivati a mais e grano turco. Il cielo è azzurro, il caldo è forte. Qui si incontrano le province di Modena e Ferrara. Ma questo è il punto epicentro del sisma di domenica mattina delle 04.04, magnitudo 5.9, in aperta campagna.
L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia lo ha localizzato alle coordinate 44.89ºN, 11.23ºE, ma la sorpresa è constatare che l’epicentro è stato individuato in località Fruttarola, e non a San Felice, come invece è stato detto dalle prime ore. I due comuni più vicini all’epicentro sono Finale Emilia e Massa Finalese, distanti quattro chilometri. San Felice è a più di dieci. Nella zona epicentrale sono arrivati ricercatori e professori delle università di Pavia, Padova, Milano Bicocca.
A guidarli sul territorio c’è Doriano Castaldini, geomorfologo del Dipartimento di Scienze della terra dell’università di Modena, insieme al collega Giovanni Tosatti. Questi posti Castaldini li conosce bene essendo originario di San Felice, uno dei Comuni tra i più colpiti, e con carte alla mano spiega: «Noi siamo nella zona delle Pieghe Ferraresi, e sono proprio queste faglie che hanno dato luogo al sisma di domenica mattina e allo sciame sismico in corso. Queste strutture, sepolte nella Pianura Padana, appartengono all’ Appennino, e si trovano anche sotto Modena dove prendono il nome di Pieghe Emiliano Romagnole. La struttura è sempre la stessa, con Pieghe che vanno verso Nord interessate da faglie e l’Appenino le spinge verso la Pianura Padana».
Nell’area epicentrale il fenomeno più diffuso è quello dei vulcanelli di sabbia grigia. Castaldini ne trova due, perfettamente allineati, e lunghi più di 30 metri. La zona è vicinissima all’epicentro, sempre in località Fruttarola. Tutti i ricercatori iniziano subito a lavorare, raccogliendo sabbia, campioni di terra, rilevamenti fotografici e Gps. Lo scopo è documentare il più possibile. «In seguito al sisma stiamo verificando la liquefazione del terreno -osserva Tosatti – C’è stata la fuoriuscita di grandi quantitativi di sabbia provocati dalle falde freatiche, e intendiamo analizzarla per capire di cosa è composta, da dove viene e a che epoca risale la sabbia».
«Con la bussola prendo la direzione della frattura», spiega Davide Zizzioli, del Dipartimento Scienze dell’ambiente di Pavia, mentre Castaldini aggiunge: «Questi vulcanelli di sabbia sono delle manifestazioni superficiali sismo-indotte. Adesso si tratta di raccogliere i dati e studiarli facendo i confronti con gli studi precedenti. Solo al termine delle ricerche si potranno fare delle ipotesi». In lontananza si vedono alcune case coloniche con i tetti crollati. I segni della distruzione sono ovunque. «I danni di un sisma dipendono da molti fattori, tra cui le caratteristiche costruttive degli edifici e dal sottosuolo, mentre il danno può variare anche da punto a punto», osserva Castaldini. Ma in che cosa consiste l’epicentro? Lo spiega Lucia Luzzi, sismologa dell’Ingv, sezione Milano Pavia: «L’epicentro è la proiezione sulla superficie del punto dove si verifica il terremoto, e viene localizzato con la rete di monitoraggio gestita da Ingv analizzando le onde sismiche primarie e secondarie – spiega Luzzi – L’ipocentro del sisma di domenica mattina è stato a una profondità di 6.5 chilometri e l’area interessata dall’epicentro è vasta trenta chilometri per dieci». E aggiunge: «Individuare l’epicentro è fondamentale perché l’Ingv lo comunica alla Protezione civile nazionale perché nella zona epicentrale si verificano i danni maggiori», conclude.
Tutt’intorno aperta campagna. Ma è sul sottosuolo che il team di ricercatori e professori geologi concentra l’attenzione per riuscire a capire le cause del sisma. C’è anche chi ha fatto ricerche in Turkmenistan, come Andrea Ninfo, dell’università di Padova: «Sto documentando questi fenomeni di superficie. Io ho condotto ricerche sulla parte di Pianura Padana in Veneto». Il gruppo di ricerca lascia l’epicentro, per raggiungere San Carlo, nel Ferrarese per raccogliere altri dati sul terremoto che ha lacerato l’Emilia.

27 maggio 2012

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