Blog Poesie Poesie Verbali — 27 Aprile 2012

Nadia Cavalera
La vera non violenza

La vera non violenza
è rispettare finalmente il proletariato
violentato per definizione nei secoli dei secoli
e sempre più vasto in quanto inglobante
progressivamente
il vecchio ceto medio
nella delineazione futura
di due unici blocchi contrapposti
(: la storia deve avere un compito terapeutico)
Per fare questo
non c’è che un modo
tenere vivo il concetto di sana distinzione
di classe 
che  non ha niente a che fare
con l’avversione personale
ma vale solo come lucida coscienza
di non essere dei privilegiati
chiara consapevolezza di appartenere
alla categoria dei laboratores
di medievale memoria
e si potrebbe andare ben oltre indietro
(la gerarchia sociale degli oppressi non cambia)
a tutta la categoria di chi
col proprio lavoro
malretribuito frustrante più spesso usurante
permette e sostiene al meglio
chi ha il potere di condurre il gioco
(: la virtù di Montesquieu non c’è)
Il proletariato espanso
non può concedersi il lusso
di obnubilamenti sociali
di confusioni di ruolo
Deve rispettare gli altri
ma senza perdere mai di vista
di perseguire i propri personali interessi
Senza sconti di sorta
e rafforzando le mediazioni sindacali
ormai contratte a rincorse di poltrone sonore
(: si spaccia la cultura sapienziale come panacea del male)
 E soprattutto deve evitare
che frange deboli illuse
sempre manovrate (che lo sappiano o no)
indulgano ad azioni violente
che gli si ritorcono solo contro
come il recente passato ha ben dimostrato
come ben sapeva chi la strategia della tensione
ha fomentato
Se alla cosiddetta Sinistra sfugge tutto questo
è proprio la fine
(: la bioetica ha i suoi temi canonici e i suoi luoghi comuni)

Modena, Palazzo Bentivoglio, 20 aprile 2009

da SPOESIE

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