Blog — 27 Giugno 2012

In quest’articolo di Sebastiano Russo lo scempio di un territorio prezioso archeologicamente, turisticamente, e dalle produzioni agricole pregiate, su cui non si potrà più contare. La popolazione locale cerca di opporsi ma la società  EniMed — Eni Mediterranea Idrocarburi SpA — con sede legale in Gela (CL) ci riprova con le prospezioni petrolifere. (nc)

Trivellazioni: c’è chi le chiama sviluppo.

Ilsettemezzo 17 gennaio 2012 
Ancora una volta, quando si parla di sfruttamento ad alto rischio del territorio, la Sicilia è in prima fila ed il ragusano ed il calatino fanno da apripista.
Non era bastata la richiesta della Panther oil per perforare il Val di Noto, ora ad avanzare analoga richiesta è la società  EniMed — Eni Mediterranea Idrocarburi SpA — con sede legale in Gela (CL) Strada Statale 117 bis — Contrada Ponte Olivo.
Il comune di Caltagirone, il comune di Vittoria, Legambiente Caltagirone e Vittoria, Il Fondo Siciliano per la Natura ed il Ramarro, hanno presentato formale opposizione alle prospezioni petrolifere perché in contrasto con le ipotesi di sviluppo previste per il proprio territorio.
La zona interessata dall’istanza in oggetto, ricadente in parte nel territorio di Caltagirone, presenta caratteristiche incompatibili con la ricerca e coltivazione di idrocarburi, attività industriale pericolosa, come hanno dimostrato i disastri ambientali determinati dallo sversamento di petrolio nel Golfo del Messico, o come dimostra l’esperienza delle trivellazioni petrolifere in Sicilia, dopo i disastri ecologici già perpetrati ai danni dei territori di Gela, Melilli-Augusta-Priolo, e la recente rinnovata presenza di impianti estrattivi in provincia di Ragusa; la presenza minacciosa della piattaforma Vega (la piattaforma più grande del Mediterraneo) distante poco più di 25 chilometri dalla costa iblea ad una profondità di 124 metri, e la già sperimentata esperienza della fuoriuscita di petrolio allo stato grezzo dell’oleodotto Ragusa-Priolo Mostringiano, nel cuore di un territorio con forte vocazione agricolo-turistica nonché ricompreso all’interno del Val di Noto, patrimonio dell’umanità.
L’istanza della Società EniMed  non si concilia con la vocazione dell’area interessata tra l’altro dal vincolo  comunitario SIC come individuata nella suddetta istanza ai punti:
c) Punto corrispondente al km 3 della strada Acate-bivio S.S. n. 115, a Nord-Ovest della Contrada Bosco Grande. Coincidente con il vertice «m» dell’ istanza di permesso «Passo di Piazza» e con il vertice «d» dell’ istanza di concessione di coltivazione «Piano Lupo»;
d) Punto corrispondente al km 7 della strada Acate-Caltagirone. Coincidente con il vertice «c» dell’ istanza di concessione di coltivazione «Piano Lupo»;
e) Punto a quota 276 corrispondente al vertice situato all’estremo Est dell’agglomerato «C. Rizza», a Sud di contrada Sciri Sottano. Coincidente con il vertice «b» dell’istanza di concessione di coltivazione «Piano Lupo»;
Nell’area in oggetto infatti è ubicato il sito SIC Bosco di Santo Pietro cod. (ITA070005)  (All. “A”) che comprende i biotopi di cui all’allegato “B”
Tutta l’area è poi interessata dalle produzioni agricole di altissima qualità come il Cerasuolo D.O.C.G. , l’Uva da tavola di Mazzarrone, l’Olio Monti Iblei D.O.P. senza considerare gli ettari di colture in serra che potrebbero subire danni irreparabili da incidenti importanti come quello di Trecate ma anche da quelli simili all’incidente all’oleodotto Ragusa – Siracusa di diversi mesi fa.
Legambiente Caltagirone, Il Fondo Siciliano per la Natura, il Ramarro hanno sostenuto e sostengono dure battaglie a difesa del territorio ed in particolare dell’area del Val di Noto; oggi i disastri ambientali causati da fuoriuscita di petrolio confermano la lungimiranza di quelle battaglie legate alla volontà di rendere chiara una opzione su un modello di sviluppo basato su cultura, turismo, agricoltura e innovazione traguardando il modello industriale, nonostante le invettive di quanti parlavano di «fondamentalismo ambientalista e di occasioni perdute».
La revoca del decreto n. 16 del 22 marzo 2004 dell’assessore regionale all’industria pro tempore che autorizzava la Panther Resources Corporation (USA-Texas-Houston), con sede di rappresentanza a Palermo, ad effettuare la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nella zona denominata «Fiume Tellaro» ricadente nei territori di Caltagirone, Grammichele, Licodia Eubea, Mazzarrone, Vizzini, Chiaramonte Gulfi, Comiso, Giarratana, Modica, Monterosso Almo, Ragusa, Avola,Noto e Rosolini per una estensione di 746,37 chilometri quadrati e l’autorizzazione alla Panther Eureka per le trivellazioni a Sciannacaporale di Vittoria contraddice la nuova richiesta da parte della EniMed.
Sebastiano Russo

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