Blog — 03 Giu 2014

MARCELLA CONTINANZA: LA SIGNORA DEL FESTIVAL DELLA POESIA EUROPEA

MARTEDÌ 03 GIUGNO 2014 17:53

FRANCOFORTE SUL MENO\ aise\ – A pochi giorni dalla conclusione della settima edizione del Festival di Poesia Europea, incontriamo la direttrice artistica, la giornalista-poetessa, Marcella Continanza.

 

“Certo. Va bene. Vi partecipano poeti di caratura internazionale, le lesung si tengono nei Musei e ogni anno apriamo a nuove manifestazioni come “il percorso goethiano”, al Giardino Botanico la cui suggestiva bellezza fa da raffinata cornice alla lesung dei poeti partecipanti con momenti indimenticabili. E uso le parole dei poeti. Di Donatella Bisutti: “L’atmosfera al Giardino Botanico che si era creata fra noi era molto naturale, amicale. Non c’era aria di competitività. Anni fa avevo partecipato alla passeggiata poetica di Rainer Maria Rilke al Castello di Duino ma questo happening è stato più magico, luci bellissime, un momento festoso fuori dal tempo che mi rimarrà nella memoria. Solo questo vale un Festival”. Titos Patrikios: “Emozioni pure: poeti di alto valore. Le loro voci si sono fuse con la bellezza e l’armonia del giardino. È stata l’anima romantica del Festival”.
D. E per Lei quali i momenti indimenticabili?
R. Ho provato gioia dagli incontri ma soprattutto sono stata travolta dall’emozione quando Moya Cannon, davanti all’albero-icona di Goethe mi ha dedicato dei versi; una sorpresa inaspettata; nella lesung corale al Museo Ebraico, per la bravura poetica di Donatella Bisutti (Italia), Moya Cannon (Irlanda), Eiléan Ní Chuilleanáin (Irlanda), Eric Giebel (Germania), Jaromír Typlt (Repubblica Ceca), Titos Patrikios (Grecia) Willem van Toorn (Paesi Bassi), Martina Weber (Germania) e Barbara Zeizinger (Germania). Ognuno con il suo stile, con il suo look ha creato un’aura piena di profondità e d’unione. Altri momenti indimenticabili, attimi sospesi che poi si cristalizzano nella memoria, il dono di Titos Patrikios, uno scialle ateniese simbolico, come protezione, e al “Caffè col Poeta” dove Jaromír Typlt iniziando la sua lettura ha voluto dedicarmela.

 
D. Che rapporto ha con i poeti? Li incontra prima?
R. Sarebbe opportuno incontrarli prima dell’apertura del Festival. L’abbiamo fatto nei primi quattro anni e sono nate delle amicizie e delle ottime relazioni. Abbiamo creato una rete poetica fra addetti ai lavori e il “popolo dei poeti”, tra chi legge e chi scrive e il pubblico. È nato così anche il rapporto tra il Festival e i poeti. Reinhart Moritzen di Amburgo e Barbara Höhfeld, con i traduttori Katharina Schmidt, Barbara Neeb di Francoforte e Antonio Parente (Finlandia) e per ricordare tutti ci vorrebbe un lungo elenco. Cito solo gli editori: Giuseppe Zambon, Emilia Lodigiani, Daniela Sora e fra ultimi la collaborazione appena nata con “Rondine”, con studenti che amano la poesia.

 
D. Quale poeta le ha lasciato il “suo” profumo, quel quid per cui lo si ricorda particolarmente?
R. Tutti. Ognuno occupa un posto nella mia memoria. Ho vissuto esperienze bellissime, ho ricordi di momenti magici, quasi eterni, versi che conservo gelosamente o che leggo solo con gli amici più cari e le lettere. Le mail rimangono lì nel computer, mentre le lettere le rileggo in solitudine. Ho sul terrazzo i fiori blu finlandesi fioriti dai semi inviati da Jouni Inkala. Così li vivo i miei poeti, con affetto e ricordo.

 
D. La presenza del presidente del Comitato del Festival, il poeta Titos Patrikios, così attenta e preziosa, è stata di sostegno al Festival e una guida per gli altri?
R.„Ha detto giusto. La sua presenza è preziosa e noi lo vorremmo ogni anno. Sta vivendo un periodo di intenso lavoro, invitato un po’ dovunque tra conferenze e lesung. Il 14 giugno, a Modena ritirerà il premio Tassoni, in questi giorni presenterà il suo ultimo libro in un’isola greca, eppure ha voluto essere con noi nonostante le difficoltà che aveva il Festival. L’anno scorso non c‘era. Questo dimostra la sua grandezza d’animo, la stima e l’amicizia vera non solo nei miei confronti ma per il Festival di cui capì l’importanza fin dalla prima edizione in cui era stato ospite. Inoltre tutti hanno notato nella lesung corale al Museo Ebraico lo spazio dato agli altri poeti, leggendo solo una sua poesia, quella scritta per il poeta-amico Rafael Alberti.

 
D. Cosa Le rimane di questa edizione come bella esperienza?
R. Aver visto con loro la mostra “L’esprit de Montmartre” allo Schirn Kunsthalle, il Goethe Musem e averli ascoltati nella stessa sala. Mi sono commossa: sprigionavano un’aura magica, scaturita anche dalle musiche eseguite dall’arpista Merle Meyer. Vederli lì, protagonisti della festa della poesia e la simpatia del conduttore Wolfgang Schaffstein e sentirmi ringraziare per aver regalato questo Festival come “grande momento di poesia europea”. Mi rimane anche un velo di malinconia, per dirla come Gozzano, “per le cose che potevano essere e non sono state”. Mi riferisco al “Battello della Poesia”, evento del Festival non realizzato… mi piacerebbe invitarli tutti per il “Battello” dell’edizione 2015.

 
D. Allora già si riparte col programmare l’edizione 2015?
R. È presto. Fino a pochi giorni fa sono stata sotto pressione, ho vissuto ansie e timori quasi fossi sotto esame. Ho bisogno di riposo così il team. Mi metirerei una vacanza. La sogno da anni: un viaggio in Cornavaglia sulle tracce di Re Artù, ma, non ci crederà, da quando è nato il Festival (2008) non ne ho più fatte. Mi riposo nella casa paterna a Castellammare di Stabia.

 
D. Cos’è per lei la sua poesia?
R. È la mia libertà, la mia fantasia, la verità del mio essere.

 
D. L’ultima che ha scritto?
R. Dopo la visita alla casa di Goethe. Mi tornavano in mente alcuni versi ma dovrò dare forma ai pensieri, alle suggestioni, alle visioni.

 

 

D. Aveva già dedicato una poesia a Goethe nella raccolta “Rose notturne”.
R. Sì, l’ho letta a Cuba quando è stato presentato il libro edito a Santiago al Museo Heredia. Goethe è la mia stella porta fortuna, il mio mantra poetico. (valeria marzoli\aise)
 

 

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