Blog — 27 Giugno 2012

Non bastano gli scempi  in Basilicata, in Abruzzo, in Emilia? che stramazza in continue convulsioni tra la falsa compassione dei potenti?  Sì falsa, in quanto la connessione tra trivellazioni e terremoti gli esperti mondiali l’hanno ammessa. E allora? Perché non si interviene? Siamo dinnanzi a una favola metropolitana? Favole sono le chiacchiere che loro vorrebbero farci credere. Dunque non ci si può ribellare a queste grandi compagnie di morte, che non investono in un progetto di vita salutare, ma solo e soltanto micidiale ? (quant’acqua si spreca tra l’altro, che ci viene risputata dalla terra sotto forma di fango pericoloso per la ricetta segreta che comprende, pare, anche materiali radioattivi…).
I legami che impongono il silenzio ai politici sono ovviamente di natura economica. Pagano e i politici che dovrebbero difenderci glielo lasciano fare. Sono troppo impegnati a spartirsi anche tutto il resto che riescono a succhiare dal corpo elettorale. Maciullato. Nemmeno ai rimborsi elettorali hanno saputo rinunciare, mentre si sono assicurati finanziamenti/succhiamenti pubblici e, giacché si trovavano a legiferare, anche privati. Che dolore, terra mia violata.
Quale catastrofe immane deve succedere perché gli amministratori spreconi e piagnoni ipocriti sui disastri attuali ammettano le verità?
Mentre la pianura padana non smette di tremare (sembra un animale ferito, torturato) ora anche Siena, alle 22 e alle 23 di martedì 27 giugno si ribella con dolore. Bisogna abituarsi a convivere con i terremoti se non vogliamo tornare al Medioevo, ha detto un ministro così sensibile da non vedere che stiamo creando tutti i presupposti per un arretramento maggiore, se non definitivo. Ma la vera lungimiranza, purtroppo è di pochissimi.  (nadia cavalera)

terremoto//www.ilcittadinoonline.it/news/150079/Psicosi_da_fracking__un_allarme_ingiustificato_.html
20/06/2012 23:12

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Psicosi da fracking: un allarme ingiustificato?
Il territorio senese viene perforato solo per la geotermia

Psicosi da fracking: un allarme ingiustificato?

SIENA. Si sta diffondendo, forse inutilmente, una psicosi che anche in provincia di Siena si stiano preparando trivellazioni alla ricerca di idrocarburi con il sistema chiamato fracking. Fracking è l’abbreviazione  di “hydraulic fracturing”, cioè fratturazione idraulica. La tecnologia è nata all’inizio degli anni ’90 e permette di estrarre petrolio e gas naturale da giacimenti molto profondi (oltre 6mila metri), dove la roccia è così compatta che, anche dopo la trivellazione, non rilascia le sostanze di cui è impregnata. Si inietta in un pozzo acqua sotto pressione, mista a vari additivi, come la sabbia, creando fratture nella roccia che permettono  al gas o al petrolio di fuoriuscire.
Il fracking si è rivelato purtroppo meno conveniente del previsto, a causa dei costi molto elevati. Ma è sotto accusa per i suoi effetti: oltre a consumare grandi quantità di acqua potabile, inietta nel terreno sostanze potenzialmente cancerogene che si teme possano contaminare la falda acquifera. Inoltre, è stato accusato di aver causato piccoli terremoti (a Blackpool, in Gran Bretagna). Non ultimo una concessione governativa italiana in Emilia, ha fatto ipotizzare una responsabilità del fracking nel terremoto che ha colpito l’area a cavallo tra le province di Ferrara e Modena. La società ERS, cioè ERG Rivara Storage (85% Independent Gas Management – 15% ERG Power & Gas), doveva fare degli accertamenti relativi alla possibilità di stoccaggio di gas naturale ed un rilievo sismico da alta precisione per confermare l’assenza di faglie superficiali. Ma non ci sono attualmente chiare evidenze di una connessione tra l’azione dell’uomo e quella della natura. Si racconta ancora di trivellazioni in procinto di iniziare in provincia di Siena – come già denunciato nel 2011 -ma l’azione condotta anche dagli enti locali aveva portato a negare il permesso. E così è ancora oggi: al Ministero dello Sviluppo Economico non risultano essere concesse possibilità di bucherellare in alcun modo le terre di Siena ad alcuna società petrolifera, tantomeno all’australiana European Gas Limited, come si legge in tanti report superficiali.
Per leggere la storia della presentazione di permessi per ricerca idrocarburi:  http://www.ilcittadinoonline.it/news/14020/Chianti_finalmente_senza_il_pericolo_delle_trivelle.html.

Un articolo del 2007, dal quale si evince che l’ Heritage Petroleum ruota già da quegli anni nella zona del Chianti e di Siena
AMBIENTE

Concessi tre permessi alla Heritage Petroleum. Ora forse una delibera di stop
La società può effettuare esplorazioni senza la valutazione d’impatto ambientale

Dopo Noto, allarme trivelle anche nel Chianti
La Regione Toscana dice sì e poi si pente

Rutelli: “Non ne so niente, mi hanno solo detto che è successo, ma verificheremo”
Legambiente: “Decisione incredibile”. Il sottosegretario Boco: “Errore gravissimo”

<B>Dopo Noto, allarme trivelle anche nel Chianti<br>La Regione Toscana dice sì e poi si pente</B> Un paesaggio toscano

ROMA – Dopo l’allarme per il Val di Noto, in parte rientrato anche grazie alla mobilitazione generale seguita all’appello dello scrittore Andrea Camilleri, un nuovo fronte ‘trivellazioni’ rischia di aprirsi in Toscana, nel Chianti e nella Val d’Orcia. La regione infatti, ha concesso, il 26 aprile scorso, tre permessi per effettuare “esplorazioni” e “autorizzazioni di ricerca” in tre aree del Sud della Toscana alla Heritage Petroleum plc, società con sede a Monaco specializzata nella ricerca e nell’estrazione di idrocarburi gassosi di tipo cmm (metano rilasciato dai filoni di carbone durante la sua estrazione) e cbm (metano prelevato da filoni di carbone che non devono o non saranno estratti).

In serata, la Regione Toscana ha fatto marcia indietro. L’assessore all’ambiente Marino Artusa ha dichiarato che proporrà una delibera di Giunta per bloccare i permessi. Il presidente Claudio Martini precisa: “Non daremo mai il via ad autorizzazioni che feriscano i nostri territori e tradiscano le nostre vocazioni. Abbiamo solo dato l’intesa al ministero delle attività produttive per avviare ricerche preliminari e completare il quadro conoscitivo del nostro sottosuolo. L’allarme sollevato è del tutto incomprensibile e sproporzionato”.

Le aree coinvolte. Il documento rivelato dall’agenzia Dire è molto preciso e circostanziato. Le autorizzazioni riguardano un’area complessiva di 1.553 Km quadrati, di cui una parte classificata patrimonio dell’umanità dall’Unesco, proprio come il Val di Noto, e che tocca rinomate località come San Gimignano, la Valle del Chianti, Monticchiello e la provincia di Siena.

I tre permessi prevedono la possibilità di esplorare alcuni dei paesaggi più belli d’Italia senza la necessità di una valutazione di impatto ambientale (Via) nonchè il permesso successivo di trivellare e scavare per estrarre idrocarburi, in quel caso previa riserva di Via.
I permessi sono stati concessi per un periodo iniziale di 6 anni (i canoni annui per le licenze sono solo di 5 euro per km quadrato) e stabiliscono che possano passare anche 5 anni prima che sia richiesto alla società il permesso di trivellare.

I decreti regionali suddividono le zone di competenza. Il permesso “Cinghiano” (564 km quadrati) riguarda le località di Arcidosso, Roccalbenga, Castel del Piano, Civitella-Paganico, Roccastrada e Cinigiano in provincia di Grosseto, nonchè Buonconvento, Murlo, Monticiano, San Giovanni d’Asso e Montalcino. Mentre il permesso denominato “Siena” (478 km quadrati) investe Siena e zone famose del Chianti come San Gimignano, Asciano, Murlo, Castellina in Chianti e Colle Val d’Elsa.

Il terzo permesso riguarda infine un’area di 511 km quadrati e comprende per intero o in parte i territori comunali di Volterra, Pomarance, Montecatini, Val di Cecina e Castelnuovo Val di Cecina nella provincia di Pisa, Casole d’Elsa, Radicondoli e Chiusino nella provincia di Siena.

Le reazioni. La scelta della Regione Toscana ha suscitato la viva protesta del sottosegretario alle Politiche Agricole, Stefano Boco: “E’ una follia ricercare l’oro nero sotto terra, quando l’unico grande tesoro sono il lavoro degli uomini, la bellezza paesaggistica, i valori naturali. Sarebbe un errore da pagare caro”, ha detto Boco, che si è augurato che “sia possibile da parte delle autorità regionali rivedere i permessi”.

Durissimo anche il commento di Legambiente: “Incredibile la decisione di autorizzare le trivellazioni. E’ davvero assurdo – ha detto il presidente nazionale Roberto Della Seta – Non avremmo mai creduto che la regione Toscana sarebbe arrivata a prendere una decisione del genere. E se non fosse stata pubblicata sul bollettino ufficiale, stenteremmo a crederci”. “Mi sembra una scelta assolutamente incomprensibile, non lungimirante”, commenta il presidente della commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci.

“Non ne so niente, mi hanno solo detto che è successo” ma entro breve “verificheremo”, assicura il ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli. Il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio è più netto: “E’ evidente che il semplice buon senso impone che vengano ritirate autorizzazioni a trivellare aree come il Chianti. In ogni caso ho attivato la Direzione generale del Ministero per compiere alcune verifiche sul rispetto delle norme affinchè siano evitati scempi ambientali”.

I Comuni. La diffusione della notizia coglie impreparati molti dei comuni che, secondo il provvedimento, sarebbero coinvolti: “Noi stiamo facendo un lavoro sullo sviluppo sostenibile, non credo che il nostro territorio sia coinvolto in queste autorizzazioni”, spiegano all’ufficio stampa del comune di Castellina in Chianti.

Il sindaco di Montalcino Maurizio Buffi spiega: “Noi ci sentiamo piuttosto tranquilli, perché le zone interessate sono confinanti con il nostro comune, però noi non verremo coinvolti. Come credo che non lo saranno alcuni dei comuni e dei territori dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco”.

(21 giugno 2007)

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