News — 09 gennaio 2018

La consapevolezza della sua estrema personale fragilità, nella coscienza costante dell’insensatezza generale della natura madre matrigna, rilanciata nei millenni anche dalle società diseguali, ha sempre spinto l’umafemìno (il neologismo con cui amo indicare l’uomo e la donna insieme), a cercare qualsiasi aiuto per sopportare un peso così grande.
Solo, in balia degli eventi più terrificanti, il primitivo, conscio dei suoi limiti, ha creato le sue divinità proiettando su di loro tutti i suoi desideri, e le ha incarnate in quanto lo circondava. Ha chiesto così aiuto al cielo, al vento, al fulmine, alla pioggia, alla terra, a tutti i loro possibili corrispettivi e simili. Ma soprattutto, e a qualsiasi latitudine, al Sole, che lo scaldava quando sentiva freddo e, dopo le tenebre, gli illuminava il mondo intorno, che lui cominciò, piano piano, a nominare e dunque creare. Era il Sole, luce di calore, che faceva crescere le piante e i frutti che gli consentivano la vita e che gli garantivano l’energia. Come non adorarlo, sino a stabilire un parallelismo elitario tra i moti di esso e la sua stessa vita?
Seguendone attentamente tutti i movimenti, si sentirà beato agli equinozi e palpiterà agli sgocciolamenti dei solstizi, quando, avvertendolo “fermo”, tremerà per esso/sè stesso. Soprattutto durante il solstizio d’inverno, quando il sole nella sua fase più debole sembra spegnersi e cedere all’oscurità. E se dovesse venire meno? L’umafemìno, gravato dall’angoscia di una sua possibile scomparsa, l’accompagna nel momento clou del suo percorso folleggiando per sostenerlo e sostenersi, stordirsi, fino a che il sole non rinasce per riprendere la sua corsa.
Esattamente il 25 dicembre, giorno festeggiato in moltissime culture e paesi lontani tra di loro, a testimonianza netta di quanto la circostanza fosse obiettiva, frutto della costante osservazione del cielo e dei suoi astri.
Per rimanere in Italia e arrivando a tempi relativamente recenti, vanno ricordati, per Roma, i Saturnali (17-23 dicembre), una festività all’insegna dell’eccesso in tutti i campi, ufficialmente in onore del dio Saturno (dio della germinazione e di una ipotetica età dell’oro, in cui imperava giustizia e uguaglianza tra gli umafemìni), ma sostanzialmente propiziatoria e di sostegno magico alla rinascita del sole.
E lo capì bene l’imperatore Aureliano, che avendo ufficializzato, anche a Roma, nel 274, il culto del Sole Invitto (avviato da Eliogabalo e già presente da molti secoli in Siria, soprattutto a Emesa), stabilì proprio a ridosso dei Saturnali la festività del Dies Natalis Solis Invicti, il giorno di nascita del sole invitto, trionfante sull’oscurità.
Un’immagine bellissima, già metafora del Messia atteso dagli Ebrei e presente in una profezia biblica « la mia giustizia sorgerà come un Sole e i suoi raggi porteranno la guarigione…il giorno in cui io manifesterò la mia potenza, voi schiaccerete i malvagi… » ( Libro di Malachia, 3, 20-21.) in seguito simbolo teologico “Cristo-luce” dei Cristiani, che per mantenere una sorta di continuità emozionale nei pagani da evangelizzare, scelsero volutamente (con decreto di Costantino nel 330) la data del 25 dicembre, quale giorno di nascita di Gesù di Nazareth.
Il sacro fanciullo, che adombrando, in molti particolari, miti preesistenti, in primis di Dioniso e Mitra, risulta l’ultima rielaborazione immaginifica relativa al bisogno di sacro, e resta il protagonista della favola più bella che io ricordi: Il Natale.
Una favola di rinascita, di giustizia, di amore per gli ultimi e di solidarietà tra tutti, che non va snaturata nell’esaltazione del solo aspetto consumistico (come ha ricordato, nell’udienza generale del 27 dicembre, anche papa Francesco), ma va preservata e coltivata, in ogni componente, nella sua forma più genuina, spirituale, scevra dalle interferenze conventuali e dalle sovrapposizioni e mistificazioni ecclesiastiche. Una favola che va attuata per il bene di tutti. Che si creda o no.
da CLIC DONNE,2000, il giornale delle italiane in Germania Anno XX, n.1, Gennaio-marzo 2018

 

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Nadia Cavalera

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