Articoli Blog Prose — 05 Settembre 2010

 

 

La rivoluzione pacifica degli intellettuali e’ possibile
di Nadia Cavalera

«L’Italia va a picco perché finora chi doveva governarla ha fatto solo leggi per sé (36 esattamente ad personam) e ora anche apertamente per una sua azienda: la Mondadori (proprietario Berlusconi, presidente la figlia) che invece dei 350 milioni di euro dovuti al fisco (tra mancati versamenti d’imposta, sanzioni e interessi), ora ne pagherà solo 8, 6. E l’Italia Pantalone? Solo con questa trattativa ha perso la possibilità di incassare altri 341 milioni di euro.Ma perché non viene ripristinata la defenestrazione?»
Così scrivevo, il 12 agosto, alle 12, 26, su Facebook, in occasione della legge ad aziendam, sopra sintetizzata, e sognando almeno un affondo nel letame, di praghiana memoria,  per i responsabili maggiori della situazione di degrado economico, sociale ed etico, che ci circonda.
La dolorosa vicenda della legge ad aziendam, provando ancora una volta l’impossibilità che stia a capo del governo chi ha tanti interessi anche nella televisivione e nell’editoria da compromettere, pur in maniera indolore, la libertà di parola, ha suscitato reazioni diverse, incrementate dall’articolo di Vito Mancuso che invitava gli autori a dimostrare coi fatti e non con le parole il dissenso. Li sollecitava ad abbandonare i colossi dell’editoria in mano a Berlusconi per  passare ad altri editori.
Splendido. Ma pensate che alzata di testa e schiena dritta? Sarebbe la dimostrazione concreta che ci si può ribellare pacificamente. Sarebbe una reale rivoluzione pacifica che riqualificherebbe i cosiddetti intellettuali, oggi debolissimi, e contestatori bla bla.
Sarebbe un segnale fortissimo, dinanzi agli occhi di tutto il mondo.
Ma già lo so che questo non avverrà. E dissento fortemente da Beppe Sebaste che, ritornando sull’argomento, in un suo articolo su L’unità di ieri, dopo aver correttamente elencato i rischi della galassia Mondadori, si augura poi in conclusione, non la proscrizione per gli autori mondadoriani, né il loro passaggio in altre case editrici, ma «in loro la consapevolezza e non abitudine, conflitto e non rassegnazione, che è anticamera dell’assuefazione e del collaborazionismo». Insomma un collaborazionismo nei fatti, ma, bontà sua, vigile, attento, consapevole. Che cambierebbe nella realtà? Niente! Ancora nessuna energica pacifica azione dimostrativa, ma solo, per una pagnotta più grossa («Mondadori paga meglio») vuote parole. Quelle che lui in una postilla al suo articolo crede di ravvisare solo negli altri.
Che incoerenza! Fecero così tanti intellettuali nel periodo fascista.

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