Blog — 16 Aprile 2014
da GAZZETTA di MODENA, 16 aprile 2014

Post terremoto/I pozzi del Cavone diventano area di ricerca – VIDEO

Gas Plus sarà oggi a Roma per discutere la sperimentazione, ma l’estrazione di petrolio continuerà

SAN POSSIDONIO. In Regione i tecnici dicono che il giacimento Cavone è ormai in esaurimento e così i politici già parlano di “chiusura”. Ma ci vorrà del tempo, non succederà certo nei prossimi mesi e nemmeno si bloccherà la produzione che nei primi due mesi del 2014 si attesta a 3,7 milioni di chili di estrazione con una media annuale – dal 2004 al 2014 – di 31 milioni. Tra San Possidonio, Mirandola e Novi, invece, approderà presto un nuovo sistema sperimentale di raccolta dati, il Cavone sarà quindi un nuovo centro di analisi che farà scuola in tutta Italia.

«Abbiamo raggiunto l’intesa con il ministero dello Sviluppo Economico – ha detto l’assessore Paola Gazzolo – per sviluppare insieme gli altri due punti previsti dalle raccomandazioni Ichese e cioè la sperimentazione da condurre presso il campo “Cavone” di Mirandola finalizzata alla definizione del modello geodinamico del sottosuolo, e l’applicazione sul sito delle linee guida di monitoraggio nonché la definizione di un sistema operativo a “semaforo”, stabilendo un vero e proprio piano di gestione del rischio».

Per prende coscienza di questa sperimentazione, Gas Plus, la società che attraverso Padana Energia detiene la concessione nella Bassa, oggi scenderà a Roma per discutere delle strategie operative. Non ci sarà blocco delle estrazioni altrimenti non si spiegherebbe il senso di un monitoraggio con le trivelle spente. Semmai si potrebbe discutere di una riduzione del pompaggio di petrolio, ma soltanto a fronte di un importante indennizzo economico. Sul piatto ci sono fondi per la ricerca e su questi si farà affidamento per applicare sul campo le strategie necessarie a produrre un modello geodinamico. Semplificando, spiegano alcuni tecnici del servizio Geologico della Regione, saranno posizionati nella vasta area diversi strumenti necessari a registrare il comportamento del sottosuolo ai vari impulsi estrattivi. E solo dopo il lungo monitoraggio si potrà dire se l’attività di pompaggio e re-immissione dei fluidi nel terreno possa aver accelerato, senza ombra di dubbio, il terremoto.

Alla luce di quanto emergerà è evidente che ci saranno ripercussioni a catena: se ci sarà certezza della correlazione, il sisma avrà una responsabilità umana con chiare ricadute sui rimborsi. Ma soprattutto cosa ne sarà della politica estrattiva nazionale? (f.d.)

16 aprile 2014
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