Blog — 25 Novembre 2025

NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE ORIENTALE
(su MALACODA, il 25 novembre 2025)
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L’Ucraina affoga nella corruzione da almeno trent’anni, ma ogni volta l’Europa fa finta di stupirsi. Ogni volta spalanca gli occhioni, si porta una mano alla bocca e sussurra: “Oh, davvero? Anche questo?”
Come se non lo sapessimo da sempre.
Come se i traffici d’armi, la tratta di donne, il narcotraffico, le valigie di contanti, gli oligarchi e le loro ville non fossero già cronaca prima della guerra, prima di Zelensky, prima delle molotov “fai-da-te” in diretta TV.
Ora lo scandalo dei cessi d’oro massiccio, l’ennesimo — sì, l’ennesimo — viene presentato come la scoperta dell’acqua calda. Eppure quell’oro non brilla: puzza. Puzza di soldi nostri, europei, italiani, finiti letteralmente nello scarico di un Paese che non ha mai smesso di essere un sistema oligarchico travestito da “democrazia in costruzione”.
ZELENSKY: L’UOMO-PROGRAMMA, NON L’UOMO DEL POPOLO
Che Zelensky fosse un prodotto costruito a tavolino lo sapevano tutti, tranne quelli che non volevano saperlo.
La sua vita politica è nata in una sala di produzione, non in una piazza.
Prima la fiction “Servitore del Popolo”, poi il partito, poi il personaggio elevato a presidente dalla macchina propagandistica occidentale.
Non un leader: una mascotte geopolitica.
• Lavorato, rasato, lucidato per diventare ciò che serviva.
• Finanziato da oligarchi, in particolare da Kolomoisky, il padrino dei battaglioni neonazisti.
• Sostenuto dagli USA, che avevano bisogno di un volto “simpatico” per il loro progetto: mettere la Russia spalle al muro.
• Lanciato con una narrativa preconfezionata: l’eroe, l’anticorruzione, il professore pulito che combatte gli oligarchi… finanziato dagli oligarchi.
Il capolavoro? Convincere il mondo che quell’attore diventato presidente rappresentasse davvero il popolo ucraino.
Mentre il popolo ucraino moriva nelle trincee.
E lui si filmava in HD, nel bunker.
IL VERO MIRACOLO UCRAINO: TRASFORMARE IL MARCIO IN MARKETING
Uova vendute ai soldati a prezzo d’oro.
Droni pagati il 70% in più.
Forniture militari gonfiate, riciclate, disperse.
Energoatom trasformata in un bancomat privato per amici e amici degli amici.
Valigie con 30 milioni di dollari caricate su furgoni diretti al confine ungherese.
Funzionari che scappano con passaporti israeliani.
Ministri rimossi solo quando il furto supera il livello di guardia mediatica.
E mentre gli ucraini protestano contro una legge che voleva imbavagliare NABU e SAPO — gli unici anticorruzione che funzionano — gli europei ridono, applaudono, e annunciano:
nuovi pacchetti di aiuti.
C’è un limite al ridicolo?
No. In Europa il ridicolo è politica estera.
E IL CESSO D’ORO? È SOLO LA PUNTA DELL’ICEBERG
Il bagno d’oro sequestrato a Mindich è diventato un meme perfetto.
Ma il punto non è l’oro.
Il punto è che quell’oro è nostro.
Nostro come contribuenti.
Nostro come cittadini di Paesi che tagliano sanità, welfare, scuola, per mandare miliardi a uno Stato che non riesce nemmeno a fingere di non essere marcio.
Uno Stato che Zelensky ha provato perfino a liberare dalla magistratura, tagliando i poteri agli organismi anticorruzione, pur di salvare i suoi fedelissimi.
Siamo alla farsa pura:
gli ucraini scendono in piazza per fermare Zelensky,
e noi lo finanziamo.
“È PER LA DEMOCRAZIA!” DICONO GLI EUROPEI. QUALE DEMOCRAZIA?
L’Ucraina non è più una democrazia da tempo:
• elezioni sospese,
• opposizioni eliminate,
• testate chiuse,
• disertori perseguitati,
• servizio militare forzato con rastrellamenti per strada,
• corruzione ai vertici dell’esercito,
• oligarchi ancora al potere,
• leggi razziali (come la famigerata 5506) che discriminano minoranze linguistiche.
Eppure Bruxelles applaude.
Roma firma.
L’Europa esulta.
Il perché è semplice: l’Ucraina non è un alleato, è uno strumento.
Un piede di porco.
Un ariete geopolitico.
Un Paese sacrificabile, purché faccia il lavoro sporco: indebolire la Russia, creare un fronte permanente, trascinare l’Europa nella logica della guerra infinita.
È LA STESSA ARCHITETTURA CHE VEDIAMO A GAZA Cambiano gli attori, non la logica.
A Gaza, il piede di porco è Israele:
arma, bombarda, persegue il genocidio in mondovisione, con l’impunità totale garantita dagli Stati Uniti.
In Ucraina, il piede di porco è Zelensky:
accende un conflitto eterno, manda la sua popolazione al macello, spinge la NATO sempre più in là, tenta perfino la provocazione nucleare retorica.
In mezzo c’è sempre l’Europa:
muta, obbediente, coloniale verso se stessa.
NON IL CESSO D’ORO. L’OBBEDIENZA D’ORO
Lo scandalo ucraino non riguarda Zelensky, non riguarda Mindich, non riguarda le valigie, i droni, le uova o le mazzette.
Riguarda noi.
La nostra incapacità di dire: basta.
La nostra passività di protettorato.
La nostra accettazione automatica della narrativa americana.
Il nostro riflesso condizionato che confonde propaganda con libertà, geopolitica con moralismo, guerra con democrazia.
Il vero cesso d’oro è l’informazione occidentale:
luccica fuori, ma dentro è putrida di vuoto.
BISOGNA USCIRE DAL TEATRO
Zelensky è stato un attore costruito per un ruolo.
Ora il ruolo sta finendo. Gli scandali esplodono. La guerra è persa. Gli alleati tremano.
Trump lo umilia per scaricarne la gestione agli europei vassalli di poco conto.
Gli americani hanno altre guerre da portare avanti. Da avviare e far poi continuare ai malcapitati di turno.
E noi?
Noi rischiamo di restare gli unici fessi a crederci ancora.
È tempo di uscire dal teatro, togliere il trucco, spegnere i riflettori e guardare in faccia la realtà:
il fronte orientale non è mai cambiato.
Siamo noi ad aver preferito non vederlo.

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Nadia Cavalera

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