Il Rifiuto Mobile
di Nadia Cavalera
Avere il coraggio, dice Dario Franceschini, di passare all’elezione diretta di una persona . Come si può pensare in un partito che si autodefinisce democratico (ancora è da dimostrare), di proporre “l’elezione diretta di una persona che abbia la forza di decidere e di guidare il paese”. Ma proponiamo direttamente un dittatore, ché il controsenso sarebbe più esaltante.
Permane comunque sconciabominevole il solo accennarne, in questi frangenti, mentre una regione è sommersa dai rifiuti. Soltanto a questo, nella contingenza particolare, tutti dovrebbero pensare, perché le responsabilità sono nazionali. E mentre i politici, incapaci di gestire i veri problemi dei cittadini, peraltro da loro stessi politici generati, si gingillano con querelles di personalismi vari, storie di delineate poltrone future, sospetti leccamenti alla controparte, velate leggi ad personam, delineando un quadro disgustoso per il quale i responsabili si dovrebbero subito dimettere, tanti cittadini non possono neppure respirare, vivono nel degrado anche visivo massimo, muoiono di cancro indotto, bruciano i cassonetti sì, e inalano diossina ma per un suicidio plateale: è se stessi che vogliono annullare pur di non continuare oltre. E noi? Stiamo a guardare, ci distraiamo, pensiamo ad altro.
E se si inventasse il RIFIUTO MOBILE? Interi camion di spazzatura scaricati nel centro nobile di Napoli e a Roma, davanti al Parlamento e nelle maggiori piazze di tutte quelle città che hanno fatto della Campania una discarica. Così, giusto per un’umanitaria condivisione.
Palazzo Bentivoglio, Modena, 4 gennaio 2008
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