Blog Multimedia — 23 Luglio 2025

Sulla strana testa della “Dama con l’ermellino” ossia la bellezza dell’imperfezione

di Nadia Cavalera

Ogni volta che mi capita di pensarci, come adesso, avendo appena sistemato in archivio le foto del giro in Polonia, dove, a Cracovia, ho avuto il piacere di contemplarlo da vicino, il dipinto La dama con l’ermellino mi inquieta, non mi dà pace.

E no, non è questione di sindrome di Stendhal – ho visto tanta arte e in parte l’ho realizzata che ne sono ampiamente immunizzata. Si tratta piuttosto di una sorta di impellente curiosità, che, non soddisfatta, genera in me un prurito mentale fastidioso. Per tacitarlo, devo parlarne. Fare chiarimenti.

E non per l’identità della giovanissima donna rappresentata (una tal Cecilia Gallerani), né per i suoi legami amorosi col committente del quadro (pare Ludovico Sforza detto il Moro). Soprassiedo anche ad alcune disarmonie del corpo (una spalla eccessivamente spiovente, una mano troppo grande, dalle dita lunghe e adunche), e mi va bene anche la non corrispondenza della bestiolina con quanto riportato nel titolo, sicuramente postumo (l’ermellino sembra più un furetto, e forse volutamente, perché alludesse ma non troppo all’ermellino nell’emblema araldico del Moro).

Ciò che proprio non capisco e su cui vorrei indagare è l’acconciatura della fanciulla. Bellissima questa, per carità, viva, pensosa, attraversata da un’intelligenza rarefatta, perfetta nei lineamenti e che batte, per me, anche Monna Lisa. Straordinariamente innovativa anche la sua postura. Ma che le è successo in testa?

Secondo la moda del tempo, i capelli andavano divisi da una scriminatura centrale in due bande che, incorniciando il viso, all’altezza degli zigomi viravano indietro e venivano raccolti sulla nuca, in un coazzone. Spesso dal mezzo di ognuna di queste bande, sulla guancia, spuntavano fuori due riccioli civettuoli.Questa moda è ampiamente documentata. Valga per tutte il busto di Beatrice d’Este fanciulla, o la miniatura del 28 gennaio 1494 contenuta nel diploma di infeudamento (oggi alla British Library) che Ludovico Sforza le conferisce. La pettinatura è inequivocabile. Persino in La Belle Ferronnière, altro celebre ritratto leonardesco (datato tra il 1490 e il 1497, di poco successivo alla Dama con l’ermellino, databile al 1488-1490), troviamo la stessa struttura: bande lisce, capelli raccolti, nulla fuori posto.

Ora, osserviamo, invece, la giovanissima fanciulla (16 anni appena) che ci interessa. I capelli divisi in due bande ci sono, il velo trasparente (tant’è che fa vedere bene la fronte), bordato d’ oro e che arriva sino alle sopracciglia, c’è. Il nastrino nero che lo trattiene perché non scivoli via e mantenga il coazzone, c’è. Solo che il velo che dovrebbe andare sopra l’acconciatura onde evitare che si scomponga, stranamente cambia traiettoria, s’imbuca sotto la banda destra dei capelli (per andare dove?), che invece di raccogliersi sulla nuca le contornano il viso sino ad arrivare sotto il mento (per legarsi come?).

Ma no, che dici, si tratta di una cuffia, qualcuno potrebbe obiettare (e in qualche critica si parla di cuffia). Va bene, è una cuffia, e come mai questa cuffia, trasparente sulla fronte tanto da far vedere la scriminatura, poi improvvisamente diventa opaca sulla gota e ne copre l’incarnato?

Ecco, è questa cuffietta cangiante, da nuotatrice, stile olimpionico, che non riesco a documentare (mea culpa) nella moda milanese dell’epoca, e che non mi pare abbia alcuna coerenza iconografica, nessun corrispettivo, ecco è proprio questa cuffietta che mi colpisce, ingenerando il sospetto che non riesco a fugare.

La “Dama con l’ermellino”

E se non fosse tutta opera di Leonardo? La possibilità che il maestro abbia dipinto solo il volto – perfetto e intoccabile – delegando ad altri la resa dell’acconciatura e degli accessori, non è affatto peregrina. Leonardo, all’epoca, operava in una bottega. Il contributo degli allievi era prassi diffusa. Temo che un intervento maldestro di qualcuno nel fare i riccioli abbia macchiato la guancia in maniera tale da costringere alla simulazione di una cuffia per “salvare” il dipinto. Un pastrocchio trasformato in virtù, un errore mimetizzato in trovata estetica.

E non sarebbe l’unico. Il dipinto, secondo la ricerca scientifica, ha subito molti rimaneggiamenti. Per esempio, lo studio condotto da Pascal Cotte del Lumière Technology Multispectrale Institute di Parigi ha rivelato, grazie alla tecnica LAM (Layer Amplification Method), che sotto la superficie visibile si nascondono tre versioni diverse del ritratto. Utilizzando raggi X, infrarossi e fluorescenza UV, Cotte ha “sfogliato” il dipinto come una cipolla, mostrando che l’opera ha subito significativi cambiamenti. In una versione, l’ermellino non è presente; in un’altra, ha una pelliccia colorata diversamente. Lo sfondo ora nero prima aveva una finestra e così via. Ma dell’acconciatura a “cuffia” non ho trovato menzione in internet. Dovrei consultare il libro in cui ne parla, “Lumière sur La dame à l’hermine de Léonard de Vinci: découvertes inédites / Pascal Cotte (2014).

In Italia esiste una copia a Milano, Venezia e Urbino, ma non ho ancora potuto consultarne nessuna. Però non vedo l’ora.

Anche solo per confermare che il capolavoro può coincidere con l’anomalia, e che La dama con l’ermellino affascina perché porta su di sé le tracce della sua genesi imperfetta, stratificata, collettiva.E forse è proprio questo che mi disturba e insieme mi affascina: l’idea che un’opera possa essere così bella pur non essendo del tutto “giusta”, perfetta. Che la sua unicità derivi, in parte, da un inciampo. A conferma che la bellezza non coincide mai con la simmetria assoluta, con l’aderenza a un modello ideale, ma spesso nasce proprio da una crepa, da un’irregolarità, da qualcosa che devia leggermente dall’atteso. L’imperfezione diventa segno di vitalità, di storia, di sensibilità. E talvolta è proprio in quell’errore, in quell’anomalia, che l’opera respira, si anima, ci somiglia.

Share

About Author

Nadia Cavalera

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *