Blog — 15 Novembre 2011

Per me è stata una somma gioia che Berlusconi sia stato costretto ad andarsene. Mi ha appagato profondamente, lasciandomi una sorta di mollezza nella membra, come chi ha concluso una strenua lotta, e vuole recuperare le forze per proseguire al meglio. Senza bisogno di champagne o altro. Purché non se ne parli più e venga rimosso in toto.

Comprendo però i festeggiamenti, a ulteriore testimonianza della nostra splendente diversità.
E riporto qui di seguito la querelle tra Cazzullo e Travaglio, a sostegno delle varie posizioni in merito (N.C.).

Niente festa, siam cazzulli, di MARCO TRAVAGLIO, Il Fatto Quotidiano, martedì 15 novembre 2011
Confessate, perdio, dite la verità: sabato sera avete goduto come ricci? Avete stappato uno spumantino? Siete scesi in strada a fischiare, esultare, cantare l ’Alleluja di Händel? Avete suonato il clacson in segno di giubilo? Avete postato sui social network qualche battutaccia liberatoria, tipo “il nano è tratto”, “sic escort gloria bunga”, “Che fai, Ruby o party?”? Avete, Dio non voglia, gridato “ladro in galera” o, peggio ancora, lanciato una monetina verso la Berlusmobile funebre che trasportava la nota salma al Quirinale? Vergognatevi e arrossite. Dovevate chiedere l’autorizzazione preventiva a Ferruccio de Bortoli, che ve l’avrebbe senz’altro rifiutata visto che, in un videoeditoriale sul pompiere.it, avverte: “Non c’è nulla da festeggiare nella caduta di Berlusconi. Si chiude un periodo, fine”.
Invece mi sa che non vi è venuto in mente, e ora peggio per voi. Beccatevi le rampogne del vicepompiere Aldo Cazzullo contro la vostra “gazzarra senza coraggio”, il vostro “spettacolo preoccupante”. Cazzullo vi voleva composti, disciplinati, pettinati. British. Perché “nell’ora delicatissima in cui potrebbe nascere un governo di solidarietà nazionale, in un momento in cui il Paese è chiamato al massimo sforzo di unità, nessuno può chiamarsi fuori”. Ecco: dovevate rintanarvi in casa, meglio se nel freezer, a sorseggiare l’ultima lectio magistralis del prof. Mario Monti alla Bocconi, a recitare a memoria il board di Goldman Sachs, a delibare l’ultimo best-seller cazzulliano Viva l’Italia! con l’inno di Mameli a palla. Possibile che, mentre il regime tira le cuoia, non abbiate pensato di “rinunciare alle asprezze polemiche e cercare un minimo comune denominatore con l’avversario per percorrere insieme un tratto di strada”? Invece niente: anziché cercare un denominatore comune e percorrere un tratto di strada con chi ha strangolato Costituzione, giustizia, informazione, scuola pubblica, università, ricerca, cultura e lavoro per farsi i cazzi suoi mentre il Corriere lo esortava alla “rivoluzione liberale” con P 2, P 3, P 4, Ciarrapico, Dell’Utri, Verdini, Gasparri, Gelmini, Carfagna, Bondi, Cicchitto, Brunetta, Calderoli, Stracquadanio e Scilipoti, avete “inscenato una gazzarra” che è “il contrario di ciò che il mondo si aspetta dall’Italia”.
Per la verità, a giudicare dal giubilo con cui tutti i governi (tranne Putin e Lukashenko) e i giornali del mondo han salutato la dipartita del Cainano, ma anche dalle contestazioni subìte da Blair appena rimise il naso fuori di casa, si direbbe che il mondo si aspettasse esattamente quel che è accaduto sabato sera. Senza violenze o incidenti. L’ha riconosciuto anche il ministro uscente Giorgia Meloni: “Anche questa è democrazia”. Ma il pompierino no. Distratto sulla vera violenza dei Ferrara che gridano al “golpe” e delle Santanchè che minacciano “una brutta fine per i traditori”, Cazzullo vorrebbe che i cittadini comuni umiliati da 17 anni di regime si imbalsamassero nel mutismo e nella rassegnazione, come se non fosse accaduto niente: B. “non è stato battuto da un voto elettorale” (prendete nota: voto elettorale, acqua bagnata, ghiaccio freddo), ma solo dalla “crisi internazionale e dalla propria inadeguatezza a farvi fronte”, ergo non sta bene festeggiare. Pare brutto.
E siccome B. “in 17 anni ha sempre avuto un vasto consenso nel Paese”, chi non l’ha mai votato e l’ha sempre subìto deve starsene zitto per “rispetto dei sentimenti e delle opinioni di chi in Berlusconi ha creduto”. Cioè di chi per 17 anni ci ha dato dei comunisti, coglioni, terroristi, mandanti morali. Il noto cuor di leone, autore di memorabili interviste-scendiletto ai gerarchi del regime, chiude il sermone con una lezione di temerarietà: “Non occorre grande coraggio per andare a urlare sotto casa di B.”. In effetti occorre molto più coraggio per scrivere certe scempiaggini. Ps. In serata anche Minzolingua e Polito el Drito tuonano contro la festa in piazza. Appunto. (Marco Travaglio – IL FATTO QUOTIDIANO)

Una gazzarra senza coraggio di ALDO CAZZULLO, Corriere della sera 13 novembre 2011Preoccupante anche per chi del premier non ha mai condiviso un’idea o una parola. Nell’ora delicatissima in cui tra mille difficoltà potrebbe nascere un governo di solidarietà nazionale, in un momento drammatico in cui il Paese è chiamato al massimo sforzo di unità, nessuno può chiamarsi fuori, ognuno è tenuto a rinunciare alle asprezze polemiche, a cercare un minimo comune denominatore con l’avversario, per percorrere insieme un tratto di strada prima di tornare a dividersi nella competizione elettorale.
È un sentiero stretto, quello su cui sta tentando di incamminarsi la politica italiana. Sarebbe stato impensabile, ancora poco tempo fa. Ma è un sentiero reso obbligato dalla crisi e dall’attacco della speculazione internazionale contro il nostro Paese. Inscenare una gazzarra come quella di ieri sera, con le forze dell’ordine costrette a intervenire per l’ennesima volta nel cuore della capitale, è il contrario di ciò che il mondo si aspetta dall’Italia. Soprattutto, è il contrario di ciò di cui l’Italia ha bisogno. È vero che i fischi al leader perdente – non un assedio con il centro di Roma bloccato e momenti di tensione, come quella di ieri – sono una consuetudine delle democrazie. Un gigante come François Mitterrand trovò ad attenderlo all’uscita dall’Eliseo dopo quattordici anni una folla non proprio amichevole, e non se ne adontò. Occorre però ricordare che Berlusconi non è stato battuto da un voto elettorale.
Il governo cade a causa della crisi internazionale, e alla propria inadeguatezza a farvi fronte. Ma non va dimenticato che in questi diciassette anni Berlusconi ha sempre avuto un consenso vasto nel Paese, che oggi si è ridotto ma non è certo scomparso. Nel 1996 perse perché non aveva con sé Bossi. Dieci anni dopo per sconfiggerlo si dovette riunire in un’unica coalizione Dini e Cossutta, Mastella e il no global Caruso, la Binetti col cilicio e Luxuria vestito da donna: un’alleanza a malapena capace di vincere le elezioni, ma del tutto incapace di governare. La premessa di una nuova stagione non può prescindere dal rispetto per i sentimenti e le opinioni di chi in Berlusconi ha creduto. Prendersi vendette o rivincite alla fine di un ciclo lascia sempre un retrogusto amaro. Farlo ora, a metà del guado, è un esercizio imprudente oltre che improvvido. Non occorre grande coraggio per andare a urlare sotto casa di Berlusconi, o davanti alla sedi istituzionali. Ne occorre di più per unire le forze nell’emergenza anche con chi ha un sentire diverso dal proprio, nel nome di un interesse e di una responsabilità che mai come oggi sono comuni.

Folla giustamente in festa (le si vuole togliere pure quella?)

Cazzullo risponde alle critiche sull’articolo del 13 novembre sulle manifestazioni contro Silvio Berlusconi
 
Insulti discutibili, non belli e politicamente poco lungimiranti L’avversario sconfitto va rispettato Cazzullo risponde alle critiche sull’articolo del 13 novembre sulle manifestazioni contro Silvio Berlusconi] Insulti discutibili, non belli e politicamente poco lungimiranti
L’avversario sconfitto va rispettato, di Aldo Cazzullo, Corriere della sera, 15 novembre 2011Devo una risposta ai tantissimi lettori che mi hanno scritto per esprimere apprezzamento o critiche al commento sulla «gazzarra senza coraggio» uscito domenica sul Corriere della Sera. Ringrazio tutti, ma ovviamente mi interessano di più le critiche. Purché educate e in buona fede, escludendo quindi quelle del Fatto Quotidiano. Il meccanismo con cui si muove Travaglio ormai è chiaro: il suo è il profilo professionale di un buon cronista della giudiziaria di Torino, divenuto personaggio e poi star presentando tutti gli altri, in particolare chi sulla legalità non ha idee molto diverse dalle sue, come servi, a maggior gloria dell’unico Puro, con un tono e un linguaggio che neanche Sallusti. Ai lettori rispondo invece che non è in discussione il giudizio sul berlusconismo. Il mio è agli atti di questi diciassette anni, e non è certo il caso di improvvisarlo adesso.

Né è in discussione il diritto di festeggiare. Io stesso sono sollevato al pensiero che Berlusconi non sia più presidente del Consiglio. Ma un conto è festeggiare a casa propria, o nelle piazze e magari intonare l’Alleluja; un altro è andare davanti al Quirinale o sotto casa sua a insultarlo. C’ero, sotto Palazzo Grazioli; e l’atmosfera non mi è piaciuta. A maggior ragione quella che si respirava a tarda sera, quando la polizia ha dovuto bloccare l’intera zona, impedendo ai romani e ai turisti di circolare liberamente di sabato nel centro della capitale. Nulla di drammatico, per carità. Ma era una giornata particolare. Le scene di dileggio non vanno enfatizzate. Ma non è giusto neppure fare finta di nulla.
Credo che il rispetto per l’avversario sconfitto sia sempre un valore, a maggior ragione se l’avversario non ha avuto rispetto per me. Berlusconi poi non è stato sconfitto in un voto elettorale, e neppure in un voto parlamentare; anzi, la sinistra gli sta chiedendo di sostenere insieme un governo di larghe intese, in un momento delicatissimo, con l’Italia sull’orlo del crollo finanziario. Andare sotto casa sua a fargli il gesto dell’ombrello mi pare discutibile sul piano morale, poco bello sul piano estetico e poco lungimirante sul piano politico. L’antiberlusconismo per me è Antonio Tabucchi che pubblica Sostiene Pereira nel ’94. E’ Oscar Luigi Scalfaro che rifiuta di nominare Previti ministro della Giustizia. I gesti dell’ombrello sotto casa di un premier dimissionario li lascio volentieri ad altri.
Ps Agli amici della comunità gay e trans che protestano per la battuta su Luxuria «vestito da donna», contrapposto al cilicio della Binetti, rispondo che con Vladimir ci siamo scritti e spiegati. Era, appunto, chiaramente una battuta, per sottolineare l’eterogeneità della coalizione del 2006. Non era assolutamente mia intenzione offendere Luxuria, che conosco e stimo da anni, né altre persone, i cui diritti ho sostenuto e sostengo.

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